Il dono e la minaccia

“Lo straniero è ambivalente – è l'ambivalenza. In quanto è thauma, non posso vivere la sua presenza, il suo arrivo, se non come una minaccia.Ma insieme avverto, nel cuore stesso del pathos che è inseparabile dal contatto con lui, che quella pur ineliminabile minaccia è per me feconda, mi conferisce qualcosa che, pur inconsapevolmente, attendevo da tempo, e di cui non potrei fare a meno. Posso respingerlo – certamente – in quanto è minaccia. Ma contestualmente, se mi accingo a questo, percepisco anche un mio profondo e irrimediabile depauperamento.
Alla sua duplicità dovrei saper rispondere con altrettanta duplicità. Dovrei riuscire a temerlo e a desiderarne l'arrivo, a spalancargli le porte della mia casa, e insieme a tenerlo fuori da essa, a respingerlo con la massima fermezza, e contemporaneamente ad accoglierlo come se si trattasse di una benedizione.A inquietarmi nel profondo è la consapevolezza dell'insuperabilità di quell'ambivalenza, il fatto che essa non dipenda da un “equivoco” provvisorio e comunque “rimediabile”. E che non scaturisca semplicemente dai miei limiti nella capacità di distinguere, ai quali possa comunque illudermi di ovviare “guardando meglio”, esercitando con maggiore acume il mio discernimento. Sempre, qualunque sia la distanza che mi separa da lui, qualunque sia il “grado” dell'intimità che con lui mi possa accadere di stabilire, in quanto straniero mi apparirà come un doppio. Sempre minaccia e dono – non l'una cosa o l'altra. Anzi, l'una cosa proprio in quanto è l'altra. Di qui la difficoltà estrema in cui questa “visita” mi pone. L'alternativa paralizzante di fronte a cui mi situa. Rinunciare al dono per allontanare la minaccia, o affrontare il pericolo per acquistare il dono?
Un punto resta comunque assodato: di fronte allo straniero, cede ogni possibile linguaggio dell'unicità. Più ancora: di fronte a lui, mostrando tutta la loro radicale insufficienza le categorie logiche con le quali siamo abituati a “mettere in ordine” il mondo. La rassicurante e familiare logica dell'aut-aut deve essere soppiantata da una modalità di ragionamento basata sul ben più impegnativo et-et."

“Straniero”
Umberto Curi
Raffaello Cortina Editore,
Milano, 2010.
pp 12-13